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Il 2007 è stato un anno di rallentamento dell’economia
Istat: l’Italia è un paese a crescita lenta
Secondo il Rapporto annuale sul 2007 il 14,6% delle famiglie non riesce ad arrivare a fine mese e il 66,1% non mette da parte neppure un euro. Cresce l’immigrazione, mentre l’occupazione aumenta solo al Centro-Nord.Un Paese in crescita lenta, rispetto alla media delle performances internazionali per non parlare delle economie emergenti. È questa l’analisi che si ricava dal "Rapporto annuale Istat" sulla situazione dell’Italia relativa al 2007, presentato dal presidente dell’Istituto nazionale di Statistica, Luigi Biggeri, nella Sala della Lupa di palazzo Montecitorio. Una fotografia scattata e riprodotta nel volume di 420 pagine, suddiviso in cinque capitoli dedicati alla congiuntura economica; al sistema delle imprese; all’evoluzione dei sistemi territoriali; al mercato del lavoro e alle condizioni economiche delle famiglie; all’immigrazione.
I ricercatori mettono in evidenzia che l’anno trascorso -cui si riferiscono i dati statistici raccolti e analizzati- È stato un anno di rallentamento dell’economia italiana, con un quarto trimestre con il segno negativo anche se poi appare compensato da un primo trimestre del 2008 in rialzo. A fronte di una crescita mondiale che ha viaggiato al ritmo sostenuto del 3,7% del prodotto ai prezzi di mercato e del 4,9% a parità di potere d’acquisto, il pil in Italia è cresciuto solo del 1,5% dato ancor più negativo rispetto al precedente pari al 1,8% e con un differenziale rispetto alla media europea nell’ordine di un punto percentuale.
CONSUMI - In questo contesto, la spesa per i consumi delle famiglie è aumentata del 1,4%. Una dinamica positiva favorita da un incremento del reddito in termini reali dell’uno per cento oltre che da una maggiore propensione al consumo. È rimasta invece moderata l’inflazione media annua, con un’accelerazione pero a partire dalla scorsa estate dovuta soprattutto al rialzo dei prodotti delle materie prime. I prezzi al consumo sono cresciuti del 1,8% anche se il tasso di crescita tendenziale nell’ultimo trimestre È salito al 2,4% e ha continuato a crescere fino al dato del 2,6% per l’inflazione acquisita per l’anno in corso, ad aprile 2008.
OCCUPAZIONE - Sul fronte dell’occupazione, la crescita ha riguardato esclusivamente le regioni del Centro-Nord mentre nel Sud il tasso è rimasto stabile. È salita l’incidenza dei lavoratori stranieri sul totale degli occupati, passata al 6,5% con la quota che si impenna al 8% nell’Italia settentrionale e centrale e scende al 3% nell’Italia meridionale. Quanto alla dinamica salariale, si è attenuata passando per unità di lavoro equivalenti a tempo pieno dal 3% del 2006 al 2,1% del 2007. È aumentata invece di 1,2 punti percentuali la pressione fiscale, raggiungendo la media del 43,3%.Il tasso di attività della popolazione italiana si attesta al 62,5% rispetto al dato europeo del 70,5% con divari ancora molto accentuati tra un Nord al 69,1% e un Sud al 52,5%. Prosegue, pero, il calo della disoccupazione secondo un trend che si registra oramai da almeno otto anni. Nel 2007, i senza lavoro sono stati poco più di un milione e mezzo. Ma attenzione: al calo della disoccupazione non si accompagna un parallelo aumento del tasso di occupazione ma un allargamento della inattività, ovvero degli italiani, specie donne, che hanno rinunciato a cercare attivamente un lavoro.
IMPRESE - Per quel che riguarda il sistema delle imprese, "l’attuale crisi di produttività dell’economia italiana -si legge nel Rapporto Istat- è imputabile solo in minima parte all’effetto di riallocazione settoriale dell’occupazione. Ad incidere sono soprattutto altri elementi: il fattore lavoro legato alla diffusione di forme di lavoro più flessibili; la crescita dell’intensità dei costi intermedi; la prevalenza di comportamenti di imprese volte a perseguire obiettivi di redditività piuttosto che di produttività".
IMPOVERIMENTO DELLE FAMIGLIE - Sul bilancio familiare gravano soprattutto i costi della casa: la spesa in media è di 315 euro al mese pari al 14% del reddito che scende al 8,5% per le famiglie ricche e sale al 31,1% per le famiglie povere. Sono il 18,2% quelle che vivono in affitto, soprattutto nelle grandi città, per una spesa media mensile di 340 euro. Il 13% sopporta gli oneri delle rate per il mutuo che ha consentito di acquistare un’abitazione di proprietà, in genere la prima casa dove si risiede. Inoltre, il 14,6% delle famiglie dichiara di avere molta difficoltà ad arrivare alla fine del mese, il 28,4% non riesce a far fronte a una spesa imprevista di circa 600 euro con risorse proprie o della rete familiare e il 66,1% dichiara di non essere riuscita a mettere da parte dei risparmi nell’ultimo anno.
IMMIGRAZIONE - Sul fronte immigrazione, infine, sono arrivati a quota 3,5 milioni i cittadini stranieri residenti in Italia pari al 5,8% del totale, secondo la stima alla fine del 2007, anno che ha fatto registrare un notevole aumento, della consistenza di 454.000 unità, con un record per i rumeni aumentati di 300.000 persone, seguiti da albanesi, marocchini, cinesi e ucraini: un totale che rappresenta il valore più alto finora registrato nel nostro Paese.
SIDERNO WORK IN PROGRESS
L’esperienza della città di Siderno nell’ambito regionale ha un valore aggiunto per il ruolo che il Comune svolge al suo interno, con la costruzione di nuove relazioni sociali, culturali ed economiche nel proprio habitat, e nel circondario della Locride, i cui abitanti considerano la città un punto di riferimento per investimenti, oltre che per trascorrere il tempo libero. Siderno è caratterizzato dal centro capoluogo e da una costellazione di importanti quartieri a ridosso delle aree agricole, sulla fascia costiera, e da una serie di insediamenti minori nelle aree collinari, fra cui il borgo originario di Siderno Superiore, per il quale si sta procedendo ad una riqualificazione delle sue parti storiche.
Siderno sta esperimentando modelli di comunicazione e di marketing inediti rispetto alla tradizionale promozione del territorio. Negli ultimi anni, professionisti di livello europeo hanno accettato di dibattere proprio a Siderno nei convegni promossi dall’Amministrazione comunale sui temi della qualità della vita e dello sviluppo economico legato al turismo, che impegnano il dibattito calabrese. La città attrae interessi di vario genere ed è studiata per le sue potenzialità, tanto da essere ritenuta generalmente un’isola relativamente felice nel panorama problematico della provincia reggina.
Le piccole e grandi contraddizioni sociali, il sommerso produttivo, il lavoro sottopagato, la disoccupazione giovanile ed i riflessi non sempre positivi della situazione generale della provincia reggina, certe resistenze alla condivisione da parte degli operatori meno avveduti delle sensibilità ambientali ed urbanistiche che sole possono imprimere una decisa svolta culturale senza la quale il meridione ritarda o inibisce la propria crescita corretta, non hanno impedito a Siderno di realizzare un proprio modello di sviluppo commerciale-artigianale e turistico in cui si è ridotto il tasso di «illiceità» e si sono offerte diverse opportunità di lavoro e d’impresa (sono oltre 1.000 le attività censite, piccole e medie). Negli ultimi anni, infatti, è aumentato il numero delle richieste di concessione per attività piccolo-imprenditoriali e hanno cominciato a svilupparsi società di servizi a sostegno della produzione locale, che consente l’ammodernamento e la qualità dei rapporti con il mercato.
La progettazione di nuove aree per insediamenti produttivi tende ad aprire di più la città alle relazioni con gli operatori economici e ad offrire ampi spazi attrezzati per attività produttive e per diverse attività urbane. L’Amministrazione comunale tende a favorire forme innovative di partecipazione di più soggetti d’impresa, sia nella realizzazione delle opere progettate, sia in fase di esercizio del PIP. Si correlano con questa programmazione «interna» il Piano di riqualificazione urbana intercomunale (PSU) con la vicina Locri e il Piano integrato territoriale che investe tutto il circondario della Locride. L’adesione di privati a questa programmazione è la vera novità in un territorio in cui è mancata storicamente la cooperazione tra pubblico e privato.
Siderno è stata uno dei primi comuni calabresi a comprendere l’importanza della nuova metodologia regionale che ha privilegiato la programmazione “dal basso”, rendendo protagonisti delle scelte di sviluppo direttamente gli enti locali, e la valorizzazione di nuove risorse tecnico-professionali disponibili nel circondario.
Le esigenze di sviluppo comprensoriale richiedono un maggiore snellimento delle procedure burocratiche per agevolare i comuni. In questo senso, il conferimento di deleghe dalla Regione alla Provincia, e da questa agli enti locali, è una questione normativa ancora non attuata del tutto, sulla quale si sta dibattendo in sede regionale e provinciale con lo scopo di accelerare il processo di trasferimento di risorse finanziarie alle autonomie locali.
Siderno si pone al centro di un sistema insediativo che ha assunto funzioni produttive, innovative per il territorio della Locride, legate alla presenza di attività industriali medio-piccole, di infrastrutture per il tempo libero e il turismo, di localizzazioni per il terziario. Nel complesso, si sta polarizzando intorno a Siderno un modello subregionale che tende ad una maggiore interconnessione fra le parti “vitali” del sistema insediativo e produttivo, secondo assi di sviluppo costieri e pedemontani corrispondenti alle linee di infrastrutturazione.
La città di Siderno si propone quale protagonista dello sviluppo nel comprensorio, a cominciare dalla pianificazione del suo territorio in direzione della conurbazione con la confinante città di Locri, con la quale sta collaborando alla realizzazione di vari progetti, tra cui un’arteria viaria di collegamento a monte dei due centri, già serviti dalla statale 106, e servizi di trasporto circolare.
F.D.C.
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