| Papa Benedetto XVI ha detto che «la famiglia è esposta al convergente attacco di numerose forze che cercano di indebolirla». In questo breve saggio di Francesco D. Caridi, che ha riprodotto per il Forum «Famiglia Italia» (2004)alcuni suoi servizi giornalistici pubblicati in diversi periodi da riviste nazionali, sono descritte le varie minacce portate contro la Famiglia, negli ultimi 30 anni. |
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Catalano narrativa della memoria
(Ó foto - Paolo Catalano è stato sindaco di Siderno)
Suscita curiosità la vocazione, esplosa negli ultimi anni, di Paolo Catalano alla scrittura narrativa.
Uno dei suoi libri, “Dingo”, assume come filo conduttore il calvario dell’emigrazione meridionale verso l’Australia (ma poteva rivolgersi ad altri Paesi d’oltreoceano, la sostanza non sarebbe cambiata), per proseguire nella difficile rappresentazione della moralità del ricordo, che è un modo sottile della moralità.
Se il progettare attualizza il futuro, il ricordare attualizza il passato. Progettare e ricordare danno insieme all’oggi lo spessore del vissuto, che insieme all’amore degli altri e della vita rivela l’uomo a se stesso.
Scrivere un libro, dove i ricordi frantumano il pensiero in mille rivoli di nostalgia e anche in mille dolori, come nei libri di Catalano, è un atto che equivale alla donazione di un organo. Perché dà vita e assieme dà sofferenza attraverso la memoria, questa tiranna che i meridionali adorano come un feticcio ed odiano come un accompagnatore antipatico, del quale però non saprebbero fare a meno e senza il quale non saprebbero vivere.
Il libro “Dingo”, e in genere tutta la produzione letteraria di Catalano, provoca la curiosità ed inganna, come tutte le narrazioni che hanno un fine morale: infatti, la memoria, che caratterizza questa storia, riedita continuamente il corso delle cose, che si profila come molteplice, come irrelato in una trama di fattori difficilmente riconducibili all’unità.
C’è nella narrativa di Catalano, diario della sua anima e delle anime che egli rievoca, la memoria esegetica della specie meridionale. Egli condensa i fatti e gli eventi che le generazioni dimenticano. E proprio perché alcuni fatti ed alcuni eventi sono dimenticati, la sua spinta creativa si accredita il diritto di reintepretare il fenomeno dell’emigrazione in conformità con un obiettivo non soltanto letterario.
Il libro consente la divagazione mentale, l’illusione, la fantasia, la dispersione, e, come prodotto di interlocuzione prima di tutto con se stesso, risente dei pregiudizi e di un anacronismo che è conseguente alla finzione con la quale, da Socrate in poi, la ragione opera delle sintesi audaci nell’ambito dell’esperienza, o soltanto nel peristilio dell’esperienza (come sono le impressioni, le previsioni, le premonizioni).
Il libro forse ha la pretesa di costituire, assieme ai precedenti lunghi racconti dell’autore, l’anagrafe della esistenza di Catalano: tutti coloro che in qualche modo vi compaiono, rientrano nella sua vita, fanno parte dei suoi pensieri. L'autore collega fra loro le generazioni, responsabilizza i nipoti delle colpe e delle amarezze dei nonni. Metafora di un mondo circoscritto, il libro consente di perpetuare la memoria di frammenti di pensiero che la cultura orale ha sedimentato e trasmesso come semplice racconto storico.
La scrittura ha inaugurato, da non molti anni a questa parte, una stagione serena dell’uomo Catalano, e non sappiamo se nella scrittura si siano esaurite le precedenti stagioni, soprattutto quella dell’impegno civile e politico. Catalano ha scoperto la scrittura, intesa anzitutto come elaborazione dei ricordi e delle sensazioni, in un’età in cui c’è minore affanno verso il futuro.
Il tempo dell’esperienza si connota di ricordi, smarrimenti ed evocazioni quali fattori necessari a conferire nuovi volumi alla realtà. C’è una specie di epica dell’essere, dove si rinviene uno slancio ideale che giustifica la costruzione del libro, con un doppio registro di scrittura mediante l’interferenza estenuante di due scrivani: Catalano istigatore, Catalano interprete. Catalano istigatore di una trama che prende a pretesto l’emigrazione per compiere la metamorfosi della nostalgia da sradicamento, tipica delle genti mediterranee; Catalano interprete di una condizione e di una cultura atavica, arricchita di intuizioni e di sofferenze, che adatta una realtà in parte da lui osservata con gli occhi di ragazzo, filtrandola con la disillusione e con l’incoerenza dell’astrazione.
Nella narrazione di Catalano, l’inesorabilità del male e del bene travalica i confini etici per raggiungere i traguardi dell’adattamento all’ambiente. L’adattamento, spiegano gli scienziati e i moralisti, è uno dei concetti più antichi della biologia e si configura, entro certi limiti, come un atteggiamento eticamente non edificante, qualcosa di molto prossimo al conformismo. Ma il conformismo assume un’importanza connessa, anche se contrastante, con il pericolo; è una sorta di difesa dalla “futurizzazione”, dalla civiltà della dimenticanza, della rottura dei ponti con il passato. In questo senso, Catalano fa del conformismo una consapevolezza del dover porre un argine alla furia devastatrice del materialismo, che ha già prodotto effetti irreparabili nella coscienza meridionale.
Come un personaggio della tradizionale letteratura sudamericana, Catalano si interroga prima ancora che se ne manifesti la necessità. E i suoi libri, l’ultimo come il primo, nascono appunto dall’urgenza del dire l’esperienza introspettiva a lungo messa da parte. Si tuffa in apnea, per saggiare tutte le sue capacità, ma si dibatte, essendo un uomo pensante, un intellettuale non del tutto organico a scuole ideologiche, preda del dubbio e dell’incertezza.
Le fasi oscure della conoscenza lo attraggono, ciò è molto chiaro anche nelle sue esposizioni verbali, quando ci intrattiene di solito accoratamente nella conversazione. È chiaro anche che Catalano si sente inadeguato rispetto ai grandi affreschi della letteratura della memoria, ma non per questo rinuncia a proporre una sua mappa linguistica per una traversata nell’oceano delle pulsioni e delle riflessioni. Sorregge il racconto delle tribolazioni e delle miserie dell’uomo con passione ed amore.
Il tema romanzato dell’emigrazione diviene alla fine un pretesto per trasformare la fiumana degli avvenimenti che lo hanno segnato in torrente dell’affabulazione, dove la sconfitta epocale del nostro meridione trova giustificazione e conforto in una cosmologia popolare.
Quel che resta della memoria collettiva di tempi consegnati alla storia è mimetizzato dagli stati d’animo dell’autore, che trasforma tutto, anche i paesaggi, in uno stato d’animo, perdendosi nel labirinto di quelle condizioni liminari – la solitudine e la morte – nelle quali si rappresentano il senso e il segno della trasformazione dell’animato nell’inanimato. Cioè la letteratura dell’intimità, che è letteratura della memoria e della riconversione della memoria, in una possibile ed azzardata conciliazione tra natura ed allegoria, tra indagine dell’osservatore e divagazione dello scrittore, in una riduzione degli avvenimenti ad allusioni dello spirito, precarie come precaria è la memoria che condanna l’uomo a pensare, a ricordare.
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